EPIDEMIOLOGIA

Nonostante grazie alla diagnosi precoce negli ultimi anni si documenti una lieve riduzione della mortalità, ogni anno nel nostro Paese muoiono circa 13.000 donne per cancro della mammella, il 18% complessivo delle morti femminili per tutti i tipi di tumore. ll tumore della mammella La curva di incidenza cresce esponenzialmente sino agli anni della menopausa […]

EPIDEMIOLOGIA

Nonostante grazie alla diagnosi precoce negli ultimi anni si documenti una lieve riduzione della mortalità, ogni anno nel nostro Paese muoiono circa 13.000 donne per cancro della mammella, il 18% complessivo delle morti femminili per tutti i tipi di tumore.

ll tumore della mammella

La curva di incidenza cresce esponenzialmente sino agli anni della menopausa (intorno a 50-55 anni) e poi rallenta con un plateau dopo la menopausa, per poi riprendere a salire dopo i 60 anni: tale andamento è legato sia alla storia endocrinologica della donna sia alla presenza e alla copertura dei programmi di screening mammografico.

Il trend di incidenza del tumore della mammella in Italia appare in aumento mentre continua a calare, in maniera significativa, la mortalità (-1,3% per anno).

La malattia presenta un’ampia  variabilità geografica, con tassi più alti, fino a 10 volte, nei Paesi occidentali Lincidenza del tumore al seno, cioè il numero di donne colpite ogni anno, è molto elevata, la più alta di tutti i tipi di tumore: nelle donne circa un tumore maligno su tre – il 29%, per l’esattezza – riguarda il seno (seguono i tumori al colon retto, 14%, e al polmone, 6%).

Questa percentuale continua ad aumentare ovunque (sebbene possa variare molto a seconda dall’area geografica considerata). In base agli ultimi dati  (Aiom-Airtum, “I numeri del cancro in Italia“), si stima che nell’anno 2016, in Italia, si siano ammalate di tumore della mammella circa 50  mila donne (erano 40.000 nel 2000) e 1100 uomini.

L’incidenza può essere espressa come rischio cumulativo: una misura che esprime il numero di persone che è necessario seguire nell’intero corso della loro vita perché una di queste abbia una diagnosi di tumore, nel caso del tumore della mammella una donna su 8. Si tratta di un’incidenza tra le più alte in Europa.

Le più colpite sono le donne sopra i 64 anni: circa il 40% dei casi di tumore al seno riguarda queste pazienti. Alla fascia di età 50-64 anni si riferisce oltre il 30% dei casi, mentre il 20-30% dei casi riguarda donne under 50. Di cui circa il 5–7%, riguarda le under 40. Si tratta di un’incidenza tra le più alte in Europa.

         

                                                                                     Svilupperanno un tumore al seno

– Una donna ogni 3.700 entro i 30 anni
– Una ogni 200 prima dei 40 anni
– Una ogni 50 entro i 50 anni
– Una ogni 24 entro i 60 anni

– Una ogni15 entro 70 anni di età

 – Una donna su 8 nel corso della vita

In Italia il gradiente decrescente d’incidenza Nord-Sud, tradizionalmente riferibile al maggior numero di nascite al Sud (tassi di fecondità nel 1981 di 2,04 al Sud, 1,41 al Centro e 1,28 al Nord), si è andato rapidamente riducendo negli ultimi anni parallelamente alle differenze di tasso di fecondità (1,32 sia al Sud che al Nord nel 2005). Inoltre la diffusione su larga scala dei programmi di screening mammografico, dalla seconda metà degli anni ’90, ha contribuito a notevoli e differenti variazioni di incidenza tra le diverse Regioni per la diagnosi di un considerevole numero di lesioni prevalenti.

 

Si stima che ogni anno siano 50.000 i nuovi casi di carcinoma mammario, circa 10.000 in donne con età inferiore ai 50anni, 15.000 tra i 50 e i 70 anni ed altri 12.000 nell’età più avanzata (vedi tabella 1).
A 50 anni il tasso annuo stimato è di 150 casi per 100.000 donne ed aumenta con l’età, fino ad arrivare a 60 anni con 200 casi per 100.000 donne ed a 300 casi per 100.000 donne a 70 anni, con tassi di 139 malate ogni 100.000 abitanti. (vedi tabella 2).

L’incidenza del carcinoma della mammella è direttamente proporzionale ai livelli economici del paese di appartenenza ed alle abitudini di vita verosimilmente alimentari, con differenze di 800 volte tra il nostro Paese e Paesi africani ed orientali ivi compreso il Giappone. Si prevede che l’incidenza di nuovi casi si potrà stabilizzare nel prossimo decennio.

Il cancro è come un insieme di circa 200 malattie, caratterizzate da un’abnorme crescita cellulare, svincolata dai normali meccanismi di controllo dell’organismo. Il processo di trasformazione di una cellula normale in cellula neoplastica avviene attraverso varie tappe, con accumulo di anomalie genetiche, funzionali e morfologiche. L’assetto molecolare dei tumori, nelle sue costanti variazioni, rappresenta il terreno di ricerca in cui si ripongono le maggiori speranze per le future ricadute cliniche. La proliferazione (divisione cellulare) è un processo fisiologico che ha luogo in quasi tutti i tessuti e in innumerevoli circostanze: normalmente esiste un equilibrio tra proliferazione e morte cellulare programmata (apoptosi). Le mutazioni nel DNA che conducono al cancro portano alla distruzione di questi processi ordinati: questo dà luogo a una divisione cellulare incontrollata e alla formazione del tumore. L’evento cancro richiede più di una mutazione a carico di diverse classi di geni. La perdita del controllo della proliferazione ha luogo solo in seguito a mutazioni nei geni che controllano la divisione cellulare, la morte cellulare e i processi di riparazione del DNA. Il nostro organismo è in grado, attraverso processi di riparazione e attivazione del sistema immunitario, di contrastare i processi di trasformazione ma, quando questa capacità viene meno, la cellula si trasforma, attraverso varie tappe, in cellula tumorale. Sono necessarie quindi sia l’attivazione dei geni che promuovono la crescita (oncogèni) sia l’inattivazione dei geni che inibiscono la crescita (oncosoppressori). La cancerogenesi è un processo lungo e complesso: raramente una singola alterazione genetica è sufficiente per lo sviluppo del tumore. In genere un agente cancerogeno agisce sul DNA cellulare e provoca un processo di Iniziazione (rapido e irreversibile), seguito da una fase di promozione della crescita neoplastica (lenta e irreversibile). Altri fattori devono intervenire per favorire la Progressione della malattia: nella maggior parte dei casi questi processi richiedono diversi anni. Altri meccanismi sono essenziali per la crescita tumorale; uno è rappresentato dal cosiddetto microambiente, cioè tutto ciò che ruota attorno al tumore: cellule favorenti, fattori di crescita, ma anche cellule che fagocitano o uccidono la cellula tumorale. Ma un altro meccanismo è necessario alla progressione della malattia: il tumore potrebbe rimanere dormiente per molti anni finché non si accende una lampadina. cosiddetto switch angiogenico, cioè la capacità del tumore di costruire i propri vasi sanguigni tali da permettergli di crescere indisturbato.

Possibili cause del tumore al seno

Sostanze attive a livello endocrino

Sono sospetti di favorire il carcinoma mammario certi pesticidi, come il DDT, le diossine, certi plastificanti costituenti dei materiali a contatto con gli alimenti come il bisfenolo A, gli ftalati. Queste sostanze attive sul sistema endocrino sono interferenti ormonali ad attività estrogenica. Gli esseri umani e gli animali possono essere esposti, attraverso la dieta e altre fonti, a un’ampia varietà di sostanze attive sul sistema endocrino, naturali (ad es. i fitoestrogeni presenti nella soia) o artificiali. Alcune sostanze attive sul sistema endocrino sono utilizzate intenzionalmente nei medicinali (pillole anticoncezionali, sostituti degli ormoni tiroidei) per i loro effetti endocrini.

Le sostanze attive a livello endocrino (EAS) sono sostanze in grado di interagire o interferire con la normale azione ormonale. Quando ciò provoca effetti avversi, si parla di “interferenti endocrini”. Il sistema endocrino è importante per la salute dell’uomo e degli animali, perché regola e controlla il rilascio di ormoni. Gli ormoni sono i messaggeri chimici dell’organismo e sono essenziali per funzioni come il metabolismo, la crescita e lo sviluppo, il sonno e l’umore. La regolazione ormonale è di particolare importanza nelle fasi critiche dello sviluppo, ad esempio per il feto o durante l’infanzia. Il sistema endocrino è molto complesso e la regolazione della secrezione ormonale dipende da molteplici fattori. Le conoscenze scientifiche in quest’area sono ancora in evoluzione; pertanto la comprensione di che cosa sia una sostanza attiva sul sistema endocrino continua a essere oggetto di dibattito scientifico.

“In tutto abbiamo individuato 85 composti in grado di interferire con uno o più bersagli biologici”, spiega Chiara Mondello dell’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia (Igm-Cnr) che, insieme alla collega Ivana Scovassi, ha fatto parte del dodicesimo gruppo.“I risultati mostrano che effettivamente ci sono tanti composti chimici che possono agire sullo stesso bersaglio, e più bersagli che possono essere colpiti da uno stesso agente. È estremamente importante andare quindi a verificare non solo il possibile effetto nella genesi del tumore di un singolo agente, ma l’azione delle combinazioni e le dosi a cui agiscono”.

I composti sotto osservazione. Uno degli agenti chimici che risulta distruggere più meccanismi molecolari è il bisfenolo A (BPA), un plastificante usato in molti prodotti, anche nei contenitori per alimenti e nei cosmetici, già sotto osservazione per il suo possibile ruolo nello sviluppo dei tumori (compresi quelli al seno) e perché è in grado di interferire con il sistema endocrino. Bandito dai biberon dal 2011 (in Europa), è stato recentemente sotto la lente della Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che ha ridotto di oltre 10 volte la dose giornaliera tollerabile.

“Anche gli ftalati, utilizzati sempre nella produzione delle plastiche o come additivi cosmetici, possono avere un’influenza sullo sviluppo del tumore al seno”, continua Mondello, “come i parabeni, che in alcune analisi sono stati trovati nel tessuto mammario, in concentrazioni sufficienti a stimolare la proliferazione di cellule del tumore al seno. Un altro composto da tenere d’occhio è il metossicloro, un insetticida utilizzato in agricoltura, che può attivare alcuni geni implicati nello sviluppo del cancro”.

Ma cosa ci indica, realmente, questa analisi? “Che c’è ancora molto lavoro da fare”, risponde la ricercatrice: “Non vi sono prove definitive che le sostanze individuate siano cancerogene, ma bisogna promuovere studi che ci portino a una regolamentazione ottimale”.

Molti tumori, ivi compreso quello della mammella, sono per lo più di origine alimentare e la prevenzione dovrebbe cominciare a tavola. L’alimentazione può influenzare l’insorgenza del tumore modificando l’ambiente interno dell’organismo che promuove e attiva sostanze od ormoni che favoriscono il tumore e la sua progressione. Vi è uno stretto legame tra la qualità e quantità degli alimenti e la protezione della salute. Bisognerebbe conoscere l’intero ciclo alimentare dei prodotti interrogandosi su provenienza e qualità degli alimenti.

 

 

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