LA PREVENZIONE

Il tumore della mammella è un problema sociale ed umano di notevoli proporzioni. Una donna su otto è a rischio di ammalarsi di tumore della mammella. La prevenzione dei tumori della mammella può essere primaria e secondaria. La prevenzione primaria ha come obiettivo la riduzione dell’incidenza dei tumori intervenendo sulla rimozione delle cause determinanti il […]

LA PREVENZIONE

Il tumore della mammella è un problema sociale ed umano di notevoli proporzioni. Una donna su otto è a rischio di ammalarsi di tumore della mammella. La prevenzione dei tumori della mammella può essere primaria e secondaria. La prevenzione primaria ha come obiettivo la riduzione dell’incidenza dei tumori intervenendo sulla rimozione delle cause determinanti il cancro. La prevenzione secondaria si propone la riduzione della mortalità e l’aumento della sopravvivenza attraverso la diagnosi precoce. I costi socioeconomici del tumore rischiano di esplodere se non si potenzia la prevenzione e non si riorganizza la spesa investendo sul bisogno di prevenzione non ancora soddisfatto. La prevenzione dovrebbe essere una priorità nell’agenda politica sanitaria delle  cose che si possono e si debbono fare per affrontare il tumore della mammella  dal punto di vista preventivo. Da più di 20 anni la ricerca sta tentando di identificare i gruppi di donne a più alto rischio, quelle che con più probabilità svilupperanno il tumore, se non interverranno studi conclusivi, poiché una donna su otto si ammalerà di tumore nel corso della vita tutte le donne occidentali, sono da considerarci ad alto rischio.  Il rischio è probabilità, è statistica, è una misura relativa è come tale ha una   rilevanza indiretta e non causale sullo sviluppo della malattia.

Le donne corrono il rischio di essere ammalate di “rischio di ammalarsi” con stati psico-emotivi di paure e disagio.                    L’analisi genica molecolare è un test genetico che analizza regioni specifiche del DNA genomico o di Rna o di prodotti genici estratti estratti da tessuti e da linfociti allo scopo di identificare anomalie presenti nel patrimonio genetico responsabili di patologie ereditarie o di predisposizione a patologie tumorali quando la storia familiare el l’anamnesi della paziente siano a rischio per un tumore eredo-familiare. Si calcola che che il 5-10% dei tumori della mammella e dell’ovaio siano eredo-familiari perchè correlati ad alterazioni genetiche che predispongono all’insorgenza della malattia. I soggetti portatori di alterazioni genetiche hanno una probabilità su due di trasmettere tale alterazione ai figli indipendentemente dal sesso. Una donna portatrice di mutazione genica in uno dei due geni BRCA1 o BRCA2 ha una probabilità del 40-60% di sviluppare un carcinoma mammario nel corso della vita. Nel caso di mutazione genica del gene BRCA2 il rischio diventa alto anche per i soggetti di sesso maschile.Il rischio di sviluppare il tumore dell’ovaio è del 30-40% se vi è una mutazione nel gene BRCA1 e del 20-25% se c’è una mutazione nel gene BRCA2. La genetica ha fatto notevoli passi in avanti nei test diagnostici e predittivi. La donna quindi che eredita una mutazione in due geni Brca1 nel cromosoma 17 e Brca2 nel cromosoma 13 ha una possibilità cinque volte superiore di sviluppare il tumore mammario rispetto alla donna che non ha questa mutazione. Il rischio è insito nella condizione umana, non potrà sempre essere controllato e non si può curare quello che si può solo predire. I test genetici che danno risultati probabilistici in molti casi aumentano l’angoscia riguardo alla malattia che può presentarsi dopo anni o non presentarsi affatto. Il rapporto medico-paziente già critico rischia di essere portato all’estremo quando si tratta di comunicare diagnosi di modificazione genica con un rischio alto di una patologia tumorale che potrebbe svilupparsi.

Cosa proporre ad una donna con mutazione genica? stretta sorveglianza, mastectomia profilattica o farmacoprevenzione?                La donna ed il medico sono investiti da responsabilità che riguardano non solo la portatrice di mutazione ma anche il nucleo famigliare in particolare i figli . E’ giusto ricercare nelle figlie il rischio per patologie tumorali che forse si svilupperanno in età adulta? Anche oggi l’area di ricerca che riguarda il counselling genetico è da considerarsi un’area di ricerca in larga parte sperimentale che ha vincoli di tipo etico e psicologico. E’ quindi giusto che qualsiasi iniziativa di studio sia limitata a strutture pubbliche ed a donne autoreferenti cui viene richiesto un consenso dopo una dettagliata analisi dei rischi e dei benefici, considerando lo stato psicoemotivo della donna, l’età, le possibili dinamiche famigliari e la progettualità di vita. Le donne devono sentirsi protette e seguite dalla struttura che propone il test genetico. Spesso le mode e gli interessi economici fanno perdere di vista le linee di ricerca più promettenti sulla prevenzione e sull’impatto a livelli di sanità pubblica, non valorizzando i veri determinanti del tumore al seno .

Negli Stati Uniti, 4 Cancri su 10 potrebbero essere prevenuti

Pam Harrison

21 novembre 2017

 Più di 4 casi di cancro su 10 tra gli adulti negli Stati Uniti e quasi la metà di tutti i decessi correlati al cancro sono associati a fattori di rischio potenzialmente modificabili, secondo uno studio della American Cancer Society.

“Si stima che il 42% di tutti i casi di cancro e quasi la metà di tutti i decessi per cancro negli Stati Uniti nel 2014 siano attribuibili a fattori di rischio valutati, molti dei quali potrebbero essere stati mitigati da efficaci strategie preventive”, dice Farhad Islami, MD, Dottorato di ricerca, direttore strategico, ricerca sulla sorveglianza del cancro, American Cancer Society, Atlanta, Georgia e colleghi.

“I nostri risultati sottolineano la continua necessità di una diffusa implementazione di misure preventive note nel paese per ridurre la morbilità e la mortalità prematura da tumori associati a fattori di rischio potenzialmente modificabili”, aggiungono.

Lo studio è stato pubblicato online il 21 novembre in CA: A Cancer Journal for Clinicians.

Nuovi tumori invasivi

Le informazioni sui casi di nuovi tumori invasivi nel 2014 sono state ottenute dal Programma nazionale per i registri tumori del Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) e dal programma di sorveglianza nazionale, epidemiologia e risultati finali del National Cancer Institute.

Le informazioni sulle morti per cancro provenivano dal Centro nazionale per le statistiche sanitarie del CDC.

“Il fumo di sigaretta era associato a molti più casi e decessi di cancro rispetto a qualsiasi altro singolo fattore di rischio, rappresentando circa il 20% di tutti i casi di cancro e il 30% di tutti i decessi per cancro”, osservano gli autori dello studio. Il cancro più comune causato dal fumo era il cancro del polmone, ma il fumo ha anche contribuito a un gran numero di tumori della laringe, dell’esofago e delle cavità orale e nasale. Il peso corporeo in eccesso era il secondo fattore di rischio modificabile più comune associato al cancro, causando il 7,8% di tutti i casi di cancro e il 6,5% di tutti i decessi correlati al cancro. È importante sottolineare che il peso corporeo in eccesso è stato responsabile di un numero sproporzionato di tumori dell’utero, approssimativamente al 69%, oltre a più di un terzo dei tumori della cistifellea e circa un terzo dei tumori del rene e della pelvi renale.

“L’assunzione di alcol è stato il terzo più grande contributore a tutti i casi di cancro tra le donne … e il quarto più grande contributore tra gli uomini,” al 6,4% e al 4,8% di tutti i tumori, rispettivamente, notano i ricercatori.Nel complesso, l’alcol è stato associato al 5,6% dei casi di cancro e al 4% dei decessi per cancro, aggiungono. I ricercatori hanno anche scoperto che quasi il 50% dei tumori della cavità orale e della faringe negli uomini erano associati al consumo di alcol. Il papillomavirus umano (HPV) era anche una causa di tumori orali e faringei, specialmente tra gli uomini di mezza età.

In considerazione del nesso causale tra alimentazione e tumore qualcosa sta cambiando sulla riduzione dei rischi modificabili: stili di vita, obesità, sovrappeso, insulino-resistenza, alimentazione errata. Andrebbe superata l’idea dominante che considera impossibile la prevenzione del tumore senza il supporto di farmaci, farmaci usati a scopo preventivo  ma costosi e gravati da  effetti collaterali. Le donne e le loro Associazioni pretendono che gli sforzi della ricerca debbano essere canalizzati e concentrati sulla prevenzione primaria. Ribadendo come campagne di sensibilizzazione per mutare abitudini di vita errate ed iniziative che valorizzino e promuovano la qualità del cibo  potrebbero avere ricadute positive, per la salute e per la prevenzione, di portata superiore a quelle ipotizzabili con interventi medicalizzati, costosi e con conseguenze a lunga distanza non ben valutabili.

Da rimarcare infine l’importanza della comunicazione e della conoscenza per una corretta strategia di prevenzione con interventi tesi a favorire i bisogni informativi ed emotivi. Non basta solo l’intervento sanitario e il miglioramento dei servizi, ma bisogna creare sinergie tra quanti operano nel campo dell’ambiente e dell’alimentazione. Nel campo della prevenzione secondaria rimangono disuguaglianze nell’accesso ai servizi di diagnosi e di cura che dovranno essere superati con la rete regionale delle Unità di Senologia (Breast Unit).
L’Unità di Senologia rappresenta un modello di assistenza specializzato nella diagnosi e cura del carcinoma mammario, dove la gestione del percorso della paziente è affidata ad un gruppo di esperti dedicati e con uno specifico training senologico.
L’Unità di Senologia si caratterizza per la presenza di un team coordinato e multidisciplinare, in grado di garantire quel livello di specializzazione delle cure, dalle fasi di screening sino alla gestione della riabilitazione psico-funzionale, in grado di ottimizzare la qualità delle prestazioni e della vita delle pazienti e garantendo nel contempo l’applicazione di percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (PDTA) aggiornati e conformi alle linee guida nazionali e internazionali.

Le Associazioni femminili vogliono mettere a disposizione conoscenze diffondere esperienze per una società più solidale, più umana, più colta e con pari dignità per la donna che superi le disuguaglianze non più tollerabili.

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