ALIMENTAZIONE E TUMORI

Che la dieta mediterranea facesse bene se ne sono accorti già negli anni Settanta i nutrizionisti americani  ALIMENTAZIONE E TUMORE DEL SENO La relazione che intercorre tra la dieta e le malattie cronico-degenerative è sempre più consistente e poggia su evidenze scientifiche. Il regime alimentare influenza fortemente il rischio di svariati tipi di cancro, di malattie cardiovascolari, [...]

ALIMENTAZIONE E TUMORI

Che la dieta mediterranea facesse bene se ne sono accorti già negli anni Settanta i nutrizionisti americani 

ALIMENTAZIONE E TUMORE DEL SENO

La relazione che intercorre tra la dieta e le malattie cronico-degenerative è sempre più consistente e poggia su evidenze scientifiche. Il regime alimentare influenza fortemente il rischio di svariati tipi di cancro, di malattie cardiovascolari, diabete e malattie neurodegenerative. L’evidenza epidemiologica ci suggerisce che una dieta adeguata, associata a un corretto stile di vita, è in grado di ridurre il rischio delle principali malattie degenerative. Tra gli alimenti che negli ultimi anni sono risultati più promettenti dal punto di vista preventivo si possono menzionare: 1) i cereali integrali, ricchi in fibra, composti fenolici, minerali, vitamine e altri elementi in traccia, che oltre ad aumentare il senso di sazietà, riducono la risposta glicemica e migliorano la sensibilità all’insulina; 2) la frutta secca, caratterizzata da un profilo lipidico in linea con le raccomandazioni e da un elevato contenuto in fibra e polifenoli, che oltre a migliorare il profilo lipidico con conseguente riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, modulando la risposta glicemica, riducendo il rischio di diabete; 3) l’olio di oliva, che per la presenza di ben caratterizzati polifenoli, riduce l’ossidazione dell’LDL-colesterolo, marker di rischio cardiovascolare.

Tuttavia, la ricerca è ancora lontana dal comprendere con certezza e in maniera dettagliata e definitiva quali siano i meccanismi specifici tramite i quali l’alimentazione esercita una così rilevante attività preventiva. Gli approcci utilizzati fino ad oggi sono stati, per certi versi ed in alcuni casi, troppo poco rigorosi. Dalle osservazioni epidemiologiche, la ricerca infatti dovrebbe individuare quali classi di alimenti sono associate ad un beneficio per la salute e concentrare le proprie attenzioni su di esse. Il passo successivo dovrebbe essere quello di condurre studi di intervento che facilitino la comprensione degli effetti benefici degli alimenti (ed escludano potenziali variabili confondenti di natura ambientale).

Un tumore in genere origina quando i danni a carico del DNA determinano una moltiplicazione incontrollata delle cellule. L’alimentazione può influenzare l’insorgenza del tumore modificando l’ambiente interno dell’organismo che promuove ed attiva sostanze od ormoni che favoriscono il tumore e la sua progressione. Le analisi geografiche di incidenza e studi su animali dimostrano che la dieta ipercalorica e iperlipidica con grassi saturi e proteine potrebbe essere un fattore di alto rischio. C’è da ritenere che la dieta favorisca l’insorgenza di alcuni tumori sia attraverso l’uso di conservanti e l’introduzione dei cancerogeni come le amine eterocicliche che si formano nella cottura della carne, sia attraverso l’influenza della dieta sul metabolismo di ormoni sessuali, in particolare gli estrogeni circolanti, il testosterone, e sul metabolismo dei fattori di crescita legati all’insulina (Igf-1). Gli studi dimostrano che dopo la menopausa condizioni di sovrappeso e obesità determinano un maggior rischio di tumore della mammella, superiore al 30%.

L’alimentazione può determinare l’insorgenza del tumore modificando il quadro ormonale attraverso la presenza di sostanze cancerogene presenti nei cibi o derivanti dalla cottura, in particolare di carne ed amidi raffinati. Molti tumori, ivi compreso quello della mammella, sono per lo più di origine alimentare e la prevenzione dovrebbe cominciare a tavola, riducendo il consumo di proteine animali. Dagli anni ’60 ad oggi il consumo di carne è cresciuto del 180%. Ne mangiamo 95kg a testa ogni anno, nessun cibo ha il costo ambientale della carne, ogni kg di manzo richiede 15.000 litri d’acqua. L’allevamento degli animali rappresenta oggi sul totale delle emissioni serra una percentuale che va dal 14 al 18%.

Costo ambientale della carne:

>Consumo di acqua e suolo >Emissioni gas serra >Dispendio di energia

Il cibo sostenibile deriva da una agricoltura sostenibile i cui vantaggi sono: Meno pesticidi più terreni fertili Meno fertilizzanti Più suolo Meno inquinanti Più verde Meno gas serra Più acqua pulita. Meno trasporti e Meno cemento

La carne e i grassi saturi sono sostanze ossidanti che attaccano la membrana cellulare aumentando il rischio che il DNA delle cellule muti.L’eccessivo consumo di carne e di grassi animali è dannoso per la salute aumentando l’incidenza del cancro dell’intestino e della mammella.I grassi saturi producono una grande quantità di radicali liberi danneggiando le cellule. Una dieta iperproteica inoltre è associata ad alti livelli di IGF1.Zuccheri raffinati (fruttosio, saccarosio e dolciumi) innalzano la glicemia provocando picchi di insulina e di Igf1, due ormoni che stimolano la proliferazione cellulare. La sindrome metabolica è caratterizzata da un insieme di condizioni: Ipertriglicideremia, ipercolesterolemia, iperglicemia, adiposità addominale con circonferenza vita maggiore di 88 e ipertensione.Situazioni che predispongono all’insorgenza del tumore della mammella.

L’alcol aumenta il rischio di cancro al seno innalzando i livelli circolanti di ormoni sessuali e attraverso l’effetto diretto dell’acetaldeide, il metabolita principale dell’etanolo, noto cancerogeno e mutageno.La dieta agisce sul metabolismo di ormoni sessuali, in particolare il testosterone, e sul metabolismo dei fattori di crescita legati all’insulina (Igf-1).L’insulina determina una iperproduzione di testosterone da parte dell’ovaio, coopera con gli estrogeni e con l’IGF1 nello stimolare la proliferazione delle cellule epiteliali mammarie.Anche Il testosterone stimola la proliferazione cellulare. Esiste una forte correlazione tra iperinsulinemia, rischio di cancro, agressività del tumore.e velocità di progressione. L’obesità, una dieta ipercalorica e la ridotta attività fisica determinano iperinsulinismo.

L’obesità è un fattore di rischio riconosciuto, probabilmente legato all’eccesso di tessuto adiposo che in postmenopausa rappresenta con l’aromatizzazione la principale fonte di sintesi di estrogeni circolanti, con conseguente eccessivo stimolo ormonale sulla ghiandola mammaria. La sindrome metabolica è caratterizzata dalla presenza di almeno di tre dei seguenti fattori: obesità addominale, alterato metabolismo glicidico (diabete o prediabete), elevati livelli dei lipidi (colesterolo e/o trigliceridi) e ipertensione arteriosa. La sindrome metabolica aumenta il rischio di malattie cardiovascolari ma anche di carcinoma mammario: si suppone che nei soggetti con sindrome metabolica esista infatti una resistenza all’insulina a cui l’organismo reagisce aumentando i livelli di insulina. L’insulina agisce sul recettore di membrana del fattore di crescita insulino-simile 1 (IGF-1R), attivando le vie del segnale intracellulare fondamentali per la crescita neoplastica. La sindrome metabolica poggia su una predisposizione genetica, ma al suo sviluppo contribuiscono in maniera chiara stili di vita basati su scarsa attività fisica e diete ipercaloriche ricche di grassi e carboidrati semplici.

L’obesità aumenta significativamente il rischio di carcinoma mammario in particolare in menopausa influenzando il livello degli ormoni sessuali endogeni. In post-menopausa gli estrogeni circolanti derivano dalla conversione di androgeni di provenienza surrenale ad opera delle aromatasi presenti negli adipociti. Maggiore è la quantità del tessuto adiposo, maggiore è la produzione di estrogeni. L’obesità ed il sovrappeso sono associate a bassi livelli di globuline leganti gli ormoni sessuali (SHBG) e ciò aumenta la biodispinibilità di estrogeni e di testosterone. L’attività fisica migliora la sensibiltà insulinica. Le strategie di prevenzione specialmente attraverso una regolare attività fisica quotidiana, abbinata ad una dieta equilibrata (mediterranea), sono fattori che consentono un miglioramento dell’assetto metabolico e ormonale riducendo il rischio e l’incidenza del cancro della mammella. Ne consegue che agendo su questi fattori di rischio modificabili attraverso una regolare attività fisica quotidiana abbinata ad una dieta equilibrata (per esempio, la dieta mediterranea), si potrebbe ridurre il rischio di sviluppo di carcinoma mammario  migliorando l’assetto metabolico e ormonale della donna. Come già evidenziato precedentemente, è possibile modificare il rischio di carcinoma mammario agendo sui fattori predisponenti o ritenuti tali. 

La carne e i grassi saturi sono sostanze ossidanti che attaccano la membrana cellulare aumentando il rischio che il DNA delle cellule muti. L’eccessivo consumo di carne, di carni conservate e di grassi animali è dannoso per la salute aumentando l’incidenza del cancro dell’intestino e della mammella. I grassi saturi producono una grande quantità di radicali liberi danneggiando le cellule. Una dieta iperproteica inoltre è associata ad alti livelli di IGF1(fattori di crescita). Legati al rischio sono:

  • Zuccheri raffinati (fruttosio, saccarosio e dolciumi) e cereali raffinati innalzano la glicemia provocando picchi di insulina e di Igf1, due ormoni che stimolano la proliferazione cellullare.
  • Il consumo elevato di cibi che fanno aumentare molto la glicemia  (alimenti ad alto indice glicemico, come il pane bianco, le farine 0 e 00, le patate, il riso bianco, la frutta molto zuccherina),  è associato ad un rischio aumentato del 50% di sviluppare un tumore dell’intestino (Sieri S et al. 2014 Int J Cancer Nov 18) o della mammella (Sieri S et al. 2007 Am J Clin Nutr 86:1160). I cibi ricchi di carboidrati a basso indice glicemico; la pasta di grano duro, i cereali integrali, i legumi, al contrario, conferiscono una protezione. Lo ha dimostrato il gruppo di lavoro del progetto ORDET, uno studio su 11.000 donne reclutate nella seconda metà degli anni ottanta e seguite per 25 anni.
  • Che la glicemia elevata fosse associata al cancro della mammella lo aveva già documentato lo stesso studio molti anni prima: le donne che hanno la glicemia verso l’alto dell’intervallo di normalità hanno un rischio doppio di ammalarsi rispetto a quelle con la glicemia  verso valori bassi (Muti P et al. 2002 Cancer Epidemiol Biomarkers Prev 11:1361Sieri S et al 2012 Int J Cancer 130:921). Più recentemente è stato dimostrato che le pazienti con cancro della mammella che al momento della diagnosi hanno la glicemia verso l’alto dei valori normali sviluppano più facilmente metastasi (Contiero P et al. 2013 Breast cancer Res Treat 138:951; Minicozzi P et al.2013 Eur J cancer 49:388.). Il meccanismo con cui la glicemia elevata aumenta il rischio è probabilmente duplice: da un lato perché le cellule tumorali, per vivere, hanno bisogno di circa 20 volte più glucosio delle cellule normali, dall’altro perché glicemia alta implica insulina alta, che a sua volta aumenta la disponibilità di ormoni sessuali e dei fattori di crescita che stimolano la proliferazione delle cellule tumorali. Per tener bassa la glicemia occorre evitare i cibi a base di carboidrati industrialmente raffinati e limitare i grassi saturi, che ostacolando il funzionamento dell’insulina contribuiscono ad aumentare la glicemia.

COSA MANGIARE: IL CIBO COME VETTORE DI SALUTE

Mangiare verdura e in particolare le verdure a foglia come insalata, spinaci, bietola, riduce il rischio di sviluppare il tumore al seno ed all’intestino. E’ il risultato dello studio EPIC (European Prospective Investigation Into Cancer and Nutrition Study), uno studio europeo in cui l’Italia partecipa attraverso l’Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica di Firenze. In particolare i ricercatori italiani hanno dimostrato che la comparsa o meno del tumore era da mettere in relazione al consumo di frutta e verdura.Si conferma quindi, il ruolo fondamentale del corretto stile di vita e dell’alimentazione sana per contrastare in modo semplice il tumore mammario. E’ stato evidenziato come, all’aumentare del consumo di tutte le verdure diminuisce il rischio di sviluppare un tumore. Emerge che un ruolo importante lo svolgono le verdure a foglia, consumate sia cotte che crude. Ruolo protettivo lo svolgono anche altri ortaggi (peperoni ricchi di antiossidanti e vitamina C, melanzane, zucchine, fagiolini e carciofi), utilizzati soprattutto cotti e i pomodori crudi (licopene). Ricchi di sostanze benefiche come gli indoli (varietà di fitoestrogeni) che agiscono sul metabolismo degli estrogeni sono anche i cavolfiori e i broccoli. I cavoli, la verza, i broccoli, le albicocche, i semi di lino sono ricchi di lignami e legandosi ai recettori degli estrogeni impediscono la proliferazione delle cellule. I cavoli e affini, inoltre, grazie ai loro composti solforati, sono sostanze detossificanti che favoriscono l’eliminazione delle sostanze tossiche.Le noci oltre ad avere un ottimo potere anticolesterolo grazie al loro contenuto in fitosteroli,flavonoidi,vitamina E e omega 3 riducono l’ossidazione cellulare.

Il ruolo protettivo deriva soprattutto dalle sostanze antiossidanti che non solo sono contenute nelle verdure ma anche nella frutta (resveratrolo presente nell’uva nera), negli agrumi (limonene), nelle fragole, nella curcuma (curry) ed inoltre in aglio e thè verde.

L’indicazione principale che deriva da tutti gli studi è quella di ridurre i grassi animali ed aumentare la presenza delle verdure e della frutta, con particolare attenzione alla varietà ed alla stagionalità.Frutta e verdure coltivate in serra sono ricche in fitofarmaci e poveri di antiossidanti(minerali e vitamine). Il melograno, i lamponi, il ribes, le more e i mirtilli, grazie all’acido ellagico, impediscono alle cellule tumorali di formare nuovi vasi, avendo inoltre proprietà antiossidanti.  Il pesce azzurro, possibilmente di piccola taglia, è ricco di omega3 e inoltre ha meno inquinanti e metalli pesanti dei pesci di grossa taglia.

  • Locale e stagionale sono due fattori di cui tener sempre conto quando si acquista il pesce. Comprare il pesce di stagione permette non solo alle varie specie di riprodursi secondo i propri tempi, ma anche di risparmiare. Anche la scelta di pesci negletti (cioè quelli poco conosciuti ma non per questo poco saporiti), come l’aguglia, lo sgombro, la palamita, il pagello, il pesce serra, il cicerello etc., permette di risparmiare e di alleviare la pressione sulla pesca di quei pesci, come il tonno o il salmone, troppo richiesti dal mercato e che, insieme al pesce spada, ai bianchetti, ai datteri di mare e ai gamberi tropicali allevati, sono inseriti in una black list di pesci che non bisognerebbe mai comprare, perché a rischio di estinzione, in quanto pescati o allevati in modo non sostenibile e con presenza di microplasticheE’ vietato pescare e commercializzare pesci al di sotto di una misura minima. Ad esempio, sogliole inferiori ai 20 cm non potrebbero essere vendute, come pure sardine sotto gli 11 cm o naselli più piccoli di 20 cm.  In questo modo si proteggono le risorse ittiche perché non si ostacola la riproduzione e si preserva l’equilibrio della catena. La Commissione europea, con lo scopo di sensibilizzare l’intera comunità, ha promosso la campagna “Come scegli il pesce che acquisti”. Obiettivo è la promozione di una pesca sostenibile. “Tutti dobbiamo fare la nostra parte: insieme possiamo contribuire a far ripopolare il mare di pesci”.
    1. Negli allevamenti intensivi i reflui non vengono mai lavati via e si lasciano semplicemente cadere attraverso le reti. Il risultato sono migliaia di tonnellate di escrementi e rifiuti che si depositano nel fondale intorno agli allevamenti che non vengono mai rimossi…
    2.   600 000 salmoni che nuotano in una zuppa di muco ed escrementi alimentano le mutazioni di agenti patogeni che si diffondono dall’Atlantico fino al nostro supermercato.
    3. I salmoni di allevamento spesso sono colorati di rosa per imitare i salmoni selvaggi. I produttori utilizzano Salmo Fan per ottenere il colore che il mercato richiede. Come fanno? Aggiungono il colorante nel mangime.
    4. Ad aprile 2013, la Norvegia ha ottenuto il consenso dell’Unione Europea per aumentare le quantità di Endosulfano nei mangimi. Un pesticida mega tossico bandito in numerosi Paesi…

L’olio d’oliva ha un ruolo protettivo perchè ricco di acidi grassi monoinsaturi oltre che in componenti antiossidanti come i polifenoli. L’alimentazione dovrebbe essere sana, buona, pulita e con minore impatto ambientale.

Norme alimentari per la prevenzione dei tumori

Utilizzare l’olio d’oliva. Prediligere prodotti naturali, coltivati con concimi naturali senza pesticidi e poco manipolati,

Arricchire la dieta con frutta e verdura fresca di stagione contenente vitamine, sali minerali ed antiossidanti,

Aumentare il consumo di pesce azzurro,

Preferire cibi ricchi di fibre e possibilmente non raffinati,

Ridurre l’assunzione di cibi grassi specialmente di origine animale,

Ridurre il consumo di alimenti conservati con additivi, sotto sale, olio,aceto, o affumicati e limitare l’uso del barbecue e delle fritture

Moderare l’uso di bevande alcoliche, specie se a forte gradazione, e abituarsi al consumo di un bicchiere di vino rosso al giorno da consumarsi durante i pasti principali,

Evitare l’obesità ed il sovrappeso dosando l’apporto energetico rispetto al proprio stile di vita, all’età e al tipo di attività svolta.

Lo studio randomizzato DIANA (Diet and Androgens) ha  mostrato una riduzione degli indicatori ormonali di rischio in seguito ad un intervento alimentare basato sulla riduzione dell’assunzione di alimenti ricchi di grassi saturi e con elevato indice glicemico e da un aumento nel consumo di cereali, legumi e verdure. Mangiare bene non è solo una questione di tabelle nutrizionali ma è anche e soprattutto di cultura . Dietro l’idea di dieta mediterranea c’è una concezione dell’uomo e del rapporto con l’ambiente che va oltre i nutrienti. Nutrirsi bene non significa fare dieta o fare penitenza o vivere eternamente a dieta.Il pericolo si nasconde non solo nelle calorie e nel colesterolo ma anche nello zucchero ,nel sale e nella vita sedentaria.

Il cibo sano e sostenibile deriva da una agricoltura sana e sostenibile i cui vantaggi sono:

Meno pesticidi più terreni fertili,
Meno fertilizzanti più suolo,
Meno inquinanti più verde,
Meno gas serra più acqua pulita,
Meno trasporti e meno cemento.

Bisognerebbe riflettere ed essere consapevoli su come nutrirci, con quale conseguenze sulla salute, sui consumi energetici, sulla biodiversità. L’alimentazione è un tema essenziale della vita e andrebbe sottratto alla macchina propagandistica dell’agro business. Mangiare bene non è solo una questione di tabelle nutrizionali ma è anche e soprattutto di cultura. Dietro l’idea di dieta mediterranea c’è una concezione dell’uomo e del rapporto con l’ambiente che va oltre i nutrienti. Nutrirsi bene non significa fare dieta o fare penitenza o vivere ossessionati dal canone estetico.

Vi è uno stretto legame tra la qualità degli alimenti e la protezione della salute. Bisognerebbe cominciare ad interrogarsi sul ciclo alimentare dei prodotti  e su provenienza  e qualità degli alimenti. Le abitudini alimentari delle nuove generazioni e il contrasto ai tumori e alla dilagante obesità infantile passano anche attraverso l’informazione e l’educazione che noi sapremo dare. Le bevande zuccherate, le merendine, gli snacks, i grassi idrogenati nascosti tra gli ingredienti che nessuno legge, gli acidi grassi saturi, il colesterolo…vanno aboliti dalla  dieta quotidiana.

                                                                      La dieta Mediterranea Il cibo da salvare per prevenire

 

Stamler  Jeremiah: consigli

■■ waist circumference greater than 102 cm in menand 88 cm in women ■■ serum triglycerides concentration of at least 150 mg/dL ■■ serum high-density lipoprotein cholesterol concentration of less than 40 mg/dL in men and 50 mg/dL in women ■■ blood pressure of at least 130/85 mm Hg ■■ serum glucose concentration of at least 110 mg/dL

 

 

Consumo di alimenti ultra-elaborati e rischio di cancro: risultati della coorte prospettica di NutriNet-Santé

15 febbraio 2018

  • Una dieta che include molti alimenti altamente trasformati caricati con zucchero, grassi e sale può fare di più che aumentare il rischio di sovrappeso, obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiache, avvertono i ricercatori.
  • Secondo Mathilde Touvier, PhD, della Sorbona Paris Cité, alimenti altamente trasformati come prodotti da forno confezionati, minestre istantanee, carni ricostituite, pasti surgelati e snack stabili contengono sostanze che potrebbero aumentare significativamente il rischio complessivo di cancro e tumore al seno Centro di ricerca epidemiologia e statistica a Parigi, Francia e colleghi.
  • Alimenti altamente trasformati possono aumentare il rischio complessivo di cancro al seno

Il team riporta i risultati di uno studio prospettico di oltre 100.000 partecipanti della coorte NutriNet-Santé, pubblicato online il 14 febbraio nel BMJ.

Hanno scoperto che un aumento del 10% nella percentuale di alimenti ultraprocessi nella dieta era associato a un aumento dell’11% del rischio complessivo di cancro [hazard ratio [HR], 1.12; P <.001). Questi alimenti includevano grassi e salse ultraprocessi ( P = .002), così come prodotti zuccherini ( P = .03) e bevande ( P = .005).

Il rapido aumento del consumo di alimenti ultra-elaborati potrebbe causare un aumento del peso del cancro nei prossimi decenni. Dr Mathilde Touvier e colleghi

E’ stato evidenziato come molte persone in tutto il mondo stanno mangiando cibi altamente trasformati. Precedenti sondaggi che hanno valutato l’assunzione di cibo individuale in Europa, Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda e Brasile indicano che fino al 50% del consumo totale giornaliero di energia delle persone che vivono nei paesi sviluppati proviene da alimenti e prodotti alimentari altamente trasformati.

Aumento del rischio di cancro al seno

Lo studio ha anche rilevato che il consumo di alimenti ultraprocessati era associato ad un aumento del 12% del rischio di cancro al seno (HR, 1.11; P = .02). Tali prodotti includono quelli che contengono un sacco di zucchero ( P =. 006) gruppo. Nessuna associazione significativa è stata trovata tra il consumo di alimenti altamente trasformati e un aumentato rischio di cancro della prostata o del colon-retto.

Non c’era inoltre un’associazione significativa tra cibi meno elaborati e rischio di cancro. Questi includevano verdure in scatola, formaggi e pane fresco e non confezionato. Al contrario, una dieta consistente principalmente di alimenti freschi o minimamente lavorati, tra cui frutta, verdura, legumi, riso, pasta, uova, carne, pesce e latte, è stata associata ad un rischio ridotto per cancro e cancro al seno in generale, lo studio ha mostrato.

Consumo di alimenti ultra-elaborati e rischio di cancro: risultati della coorte prospettica di NutriNet-Santé