Mangiare è un atto agricolo, la gente è alimentata dall’industria alimentare che non si interessa della salute ed è curata dall’industria farmaceutica che non si interessa dell’alimentazione”
Wendell Berry
La globalizzazione ha sostituito la cucina tradizionale povera (povera per le tasche ma ricca per la salute), con una omologazione del gusto facendoci perdere sapori, memoria, identità̀ e sostenibilità̀. Ci troviamo di fronte a delle proposte commerciali che ci attraggono sul piano del gusto ma negative e discutibili sul piano della salute. Troppa carne, troppi grassi, troppi cereali raffinati, troppi latticini, troppo poca frutta, troppo pochi ortaggi, troppo poco pesce azzurro, troppi pochi legumi, troppo poco olio Evo da filiera certificata.
Siamo quello che mangiamo, quello che beviamo, quello che respiriamo e quello che vediamo!
La mediterraneità e la sua “diaita” indicano uno stile di vita e no giro vita, un modo particolare di vivere l’atto alimentare caratterizzato dal tempo dedicato a cucinare e mangiare, dal corretto utilizzo delle risorse naturali nel rispetto della biodiversità, dalle relazioni umane (condivisione, convivialità, identità, appartenenza), dalla cultura del cibo e della sua biodiversità (coltivazioni adatte ai luoghi e alle esigenze del gruppo familiare).
Oggi ci troviamo di fronte a delle proposte commerciali che ci attraggono sul piano del gusto ma negative sul piano della sopravvivenza del pianeta e della tutela della salute con una inversione di significato e di contenuti a cui è andata soggetta la vecchia “diaita”. Oggi, dieta è costrizione, restrizione, designa la limitazione, la privazione di cibo. In greco stava a designare uno stile di vita, un modo d’essere, il regime quotidiano di alimentazione (ma, più̀ in generale, di vita) che ogni individuo doveva costruire sulle proprie personali esigenze e caratteristiche, adattandole ad un paniere variegato di cibo locale con un adeguato movimento, coniugato alla lentezza.Le culture alimentari del Mediterraneo per Vito Teti devono essere riproposte sia nella loro distanza dalla retorica della “dieta mediterranea”, sia come alternativa all’ideologia del fast food, della solitudine, della “gastro-anomia”. Le culture alimentari attraverso un’ininterrotta ricerca di equilibri hanno reso le cucine mediterranee luogo di mescolanze e di trionfo di odori, sapori, colori, che raccontano una più generale e affascinante storia di incontri delle popolazioni del Mediterraneo.
La dieta mediterranea è cibo locale, del territorio, in cui si svolge l’intero ciclo di filiera, è biodiversità, è tutela del paesaggio rurale, è ecocompatibile, è la traccia di una cultura antica legata al cibo e trae la sua origine dalla storia, dalla cultura e dalla tradizione della Magna Grecia. La dieta mediterranea, non è restrizione insieme all’attività̀ fisica, previene le malattie cardiovascolari, il diabete e alcuni tipi di tumore (colon retto, mammella, prostata, pancreas, endometrio) promuovendo una maggiore consapevolezza alimentare, la conoscenza del territorio, della stagionalità, della biodiversità e della naturalità degli alimenti. La dieta mediterranea è espressione del patrimonio storico e culturale del Mediterraneo. È una tradizione alimentare millenaria promuovendo non solo la qualità̀ degli alimenti e il territorio, ma anche lo stare insieme e il dialogo tra le persone.
One health: una sola salute… perché la salute umana, la salute degli animali e la salute degli ecosistemi sono legati ed interconnessi in modo indissolubile
Ambiente, alimentazione, benessere animale e salute sono strettamente interconnessi, si intersecano, si influenzano a vicenda, si modificano e si evolvono creando un equilibrio grazie alle loro reciproche relazioni e connessioni. La nostra salute dipende dalla salute degli ecosistemi che ci forniscono il cibo, l’acqua e l’aria di cui abbiamo bisogno, e noi siamo quello che mangiano, quello che beviamo e quello che respiriamo. One Health è una visione nuova, è un approccio integrato, è uno sforzo collaborativo di più discipline che lavorano a livello locale, nazionale e globale, per tutelare la salute ottimale delle persone, degli animali e dell’ambiente, come definito dalla Task Force One Health Initiative.
Nonostante gli straordinari successi della medicina in termini di diagnosi e cura stiamo assistendo ad un progressivo incremento dell’incidenza delle malattie cronico-degenerative, infiammatorie croniche, e di alcune forme di cancro in maniera indipendente dall’invecchiamento della popolazione. Sono le conseguenze della grave incuria sino ad ora riservata al ruolo che riveste la prevenzione primaria nel mantenimento dello stato di salute.
Le conoscenze a nostra disposizione rendono ormai eticamente ed economicamente inaccettabile occuparsi solo degli aspetti clinici della medicina, continuando a trascurare le enormi potenzialità della prevenzione primaria e le conseguenze sulla salute dell’ambiente, delle tecniche agricole e di allevamento, del modo di alimentarsi e della qualità dei cibi. Questi problemi non possono essere affrontati in modo disgiunto in quanto sistemici, interconnessi e interdipendenti, con complesse interrelazioni che giocano un ruolo decisivo sulla qualità della vita.
La crisi climatica, la pandemia di Covid-19 e la recente guerra in Ucraina hanno fatto luce sulla crescente importanza di sistemi alimentari resilienti, sostenibili e sani. Per i responsabili politici, è fondamentale affrontare la doppia sfida di fornire sicurezza alimentare a una popolazione globale in crescita, garantendo al contempo una transizione graduale verso sistemi alimentari sostenibili e diete più sane.
Stiamo vivendo una crisi ecologica inedita per gravità e portata, nei confronti della quale i medici e i professionisti della salute non possono più rimanere semplici osservatori o limitarsi solo a compiti di diagnosi e cura. Dobbiamo porci come promotori e artefici di un profondo rinnovamento culturale, anche fornendo esempi concreti di come si possono organizzare e gestire le attività sanitarie in modo sobrio, appropriato e sostenibile. Il progresso della ricerca medica e della scienza al servizio del bene comune possono guidare il cambiamento sociale e politico, la medicina dovrebbe servire la società, la conoscenza deve trasformare la società, la migliore scienza deve condurre a qualità di vite migliori.
Il discorso sulle priorità delle malattie non trasmissibili deve andare oltre la cura e spostarsi alla prevenzione primaria, attuando politiche che riducano l’assunzione di tabacco, alcol, sodio e cibo spazzatura.
Il 40% dei tumori è prevenibile e un ulteriore terzo può essere curato attraverso la diagnosi precoce e il trattamento. La promozione della salute e l’educazione possono prevenire le malattie e sensibilizzare per aiutare a diagnosticare precocemente le malattie. Gli approcci olistici sono di gran lunga migliori delle iniziative settoriali. Gli interventi realizzabili sono, in molti casi noti; la grande sfida è cominciare ad applicarli.
L’attenzione al mangiar bene e al mangiar meno non deve essere liquidata come la mania di chi vuole perdere qualche chilo prima dell’estate. Stiamo parlando di salute e di una scelta vitale per la sopravvivenza di intere fasce di popolazione e per la salute dei nostri figli.
Il Codice Europeo contro il Cancro, a proposito di stile alimentare suggerisce:
- Mangia molti cereali integrali, legumi, verdura e frutta (la frutta zuccherina va invece ridotta se il tumore è già conclamato, in quanto gli zuccheri alimentano la cellula tumorale)
- limita i cibi ad alto contenuto calorico (cibi con alto contenuto di zuccheri e grassi) ed evita le bevande zuccherate.
- evita le carni lavorate; limita la carne rossa ed evita la carne da allevamenti intensivi ed i cibi ad alto contenuto di sale.
La dieta mediterranea è equilibrio ambientale, cibo sano, cibo agricolo biologico, in larga parte variato e senza eccessi.
Lo stile alimentare sano
Ridurre le calorie privilegiando alimenti che saziano molto, come cereali integrali, legumi e verdure.
Ridurre i cibi ad alto indice glicemico o insulinemico (farine raffinate, patate, riso bianco, fiocchi di mais, zucchero e latte).
Ridurre le fonti di grassi saturi, (carni rosse e salumi, latte e latticini) e usare olio extravergine di oliva.
Abbiamo dimenticato la cucina delle donne, abbiamo dimenticato che la cucina è sostantivo femminile. I saperi e sapori alimentari da sempre sono state competenze femminili non solo rispetto alla cucina e al mangiare quotidiano ma anche con intenti preventivi e curativi. Ogni volta che ricordiamo un cibo pensiamo a mamma e nonna. Nelle battaglie legate al cibo, come ad esempio, a Parigi il 5 Ottobre del 1789 furono le donne a marciare e richiedere la ridistribuzione del pane.
